COOPERATIVA PRODUTTORI "PISTACCHIO SMERALDO"  s.r.l.  - Sede in Bronte (Catania) - Italy

Il nostro prodotto: solo «Oro Verde» di Bronte

  HOME  |   CHI SIAMO  |  LE NOSTRE LAVORAZIONI   |   I NOSTRI PRODOTTI  


Le fasi di maturazione del Pistacchio

Frutto appena raccolto

Settembre

Agosto

Luglio

Giugno

Maggio

Aprile
Ai primi di settembre, quando i frutti giungono a maturazione, sono raccolti manualmente, smallati con apposite macchine e messi ad essiccare sopra stenditoi cementati per due o tre giorni fino a perdere il 90% di umidità.
Dopodiché, messi in sacchi di canovaccio vengono ammassati in celle frigorifero e mantenuti bassa temperatura per un duplice scopo: la conservazione è l’inattivazione della sforogenesi
Scrivi alla Smeraldo

Il nostro pistacchio

La pianta del pistacchio appartiene alla famiglia delle Anacardiacee. E’ rustica e di media altezza, con rami tortuosi che tendono verso il basso (decombenti). Ha foglie caduche di un verde chiaro con pronunciate nervature reticolate, ovali nella forma e imparipennate, cioè formate da uno o più coppie di foglie più una centrale allungata. In natura non esiste la pianta che produce la “pistacia vera” cioè i semi o mandorle del cui utilizzo ci occuperemo più in là. Per ottenerla si utilizza un portainnesto spontaneo nelle nostre zone chiamato “scornabecco”.
In Sicilia è presente un po’ ovunque ed ha andamento a cespuglio. Le sue foglie, prima di cadere in autunno, cambiano di colore e dal verde mutano in rosso, arancione, giallo, grigio. Una volta la propagazione del terebinto avveniva spontaneamente grazie agli uccelli che si cibavano anche dei suoi semi ingerendoli e, successivamente espellendoli con gli escrementi, ne facilitavano l’attecchimento. Oggi le piante si trovano presso vivaisti specializzati direttamente in fitocelle. L’innesto, generalmente, avviene dopo due o tre anni dalla messa a dimora e il primo raccolto almeno dopo dieci anni.
La pianta è molto longeva e supera facilmente il secolo e per la sua rusticità necessita di pochi trattamenti. Può superare i cinque metri in altezza con andamento ad albero in terreni sciolti e profondi mentre in quelli marginali, che costituiscono il suo habitat naturale (sciare e macereti), ha andamento cespuglioso.

Pecularietà del pistacchio brontese sono la forma allungata e non tozza, il colore verde e soprattutto il sapore. Con tali requisiti, allo stato naturale non tostati-salati i semini trovano largo impiego in dolciaria e gastronomia per la produzione di paste fresche o secche; torroncini, bon bon, confetti, creme per farciture, semifreddi, cocktails, salse contorni per carni o pesce, ripieni per involtini, pesto, etc..
A proposito di pistacchio, il nome deriva dalla voce punica “Phistac” e successivamente dall’arabo “Fastich” o “Fastuq”.
I romani chiamavano “Fastuchera Locus” il terreno coltivato a pistacchi. “Fastucata” era un dolce a basa di pistacchi, mentre “Pistacite” indicava il colore verde del frutto.
Solo a Bronte si ha la maggiore estensione di terreno coltivato a pistacchieti, più o meno ha. 5.000, più o meno nella forma spontanea o associata ad altre piante.
Qui produce ogni due anni (anni dispari) anche se l’infiorescenza è annuale.
Quest’ultima viene staccata manualmente, ramo per ramo, e consente alla pianta un forzato riposto e una difesa valida contro i parassiti della stessa.
Il pistacchio, e con questo termine indichiamo sia la pianta come pure il frutto (che è una drupa deiscente con endocarpo legnoso) non è autofecondante quindi, per l’impollinazione, necessitano piante maschi producenti solo raceli fioriferi e per tale motivo si trovano generalmente in posizione sopraelevata.
L’impollinazione avviene tramite il vento che ne trasporta il polline e non, contrariamente a quanto si pensava, per mezzo degli insetti che non svolgono alcun ruolo in tal senso perché non attratti dai fiori femminili che in cambio non danno nulla ad essi, miele a titolo di esempio. I frutticini allegati (nella seconda decade di aprile) formano grappoli nella parte ascellare del ramo mentre la gemma apicale è solo vegetativa.
 

C’è da dire ancora che per ottenere semi esenti da residui tossici, a tutela del consumatore e per una commercializzazione a passo con i tempi, scarso è l’impiego di fitofarmaci. Da analisi di laboratorio i semi risultano ricchi di proteine il cui valore nutritivo è doppio del burro; contengono olii essenziali utilizzabili in dermatologie per l’azione emolliente che esercitano sulla pelle. Un tempo, le foglie ricche di tannino venivano usate per la concia delle pelli, il legno di un bel colore rosso, intagliato, era usato per la produzione di utensili. Anche il mallo allo stato fresco costituiva la base per la preparazione di infusi.

Generazioni di brontesi hanno vissuto e vivono in simbiosi col pistacchio, hanno trasformato deserti sciarosi in plaghe coltivate con indubbi benefici per l’ecosistema come pure per l‘economia locale. I sopraddetti terreni non riconvertibili né irrigui costituiscono l’habitat ideale per la sua coltivazione come pure l’apporto di minerale contribuisce a dare sapore al prodotto tanto da costituirne un unicum nel suo genere.

COOPERATIVA PRODUTTORI "PISTACCHIO SMERALDO"  s.r.l.
Sede in Via Tripoli 1 - 95034 Bronte (Catania) - Italy
Realizzato in collaborazione con www.bronteinsieme.it - Copyright foto e testi Ass. Bronte Insieme